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Bruno Putto

A Nomadelfia il 17-7-2011


Bruno è stato un mio carissimo amico; buono, generoso, leale e onesto. Sempre sorridente, simpatico e socievole con tutti, disponibile e sincero come un libro aperto, non si poteva non essergli amico. Dall’adolescenza alla maturità abbiamo condiviso bellissimi momenti di amicizia, il mio ricordo va alle belle e spensierate gite in sua compagnia e alle lunghe e animate discussioni che si protraevano fino a tarda ora con l'altro Bruno, Artemio e Pino. La recente sua scomparsa  mi ha fatto riflettere su ciò che veramente conta nella vita e il mio pensiero è andato ai tempi della sua scelta per Nomadelfia, che allora criticai convinto che fosse un’esiliarsi dalla vita comune; un disimpegno dalla realtà che negli anni sessanta si manifestava con la contestazione sindacale, sociale e politica. Da tempo mi son ricreduto; la sua è stata una coraggiosa e onesta scelta controcorrente che, senza ridondante clamore, tanto concreto e disinteressato bene ha procurato ai più bisognosi. Sovente mi domando se il mio comportamento è, ed è stato, onesto, in cosa e come oggi posso ancora esserlo. Per questo motivo, ora che non è più tra noi ma nella pace della Conoscenza Piena, chiedo che possa intercedere lumi e serenità alle persone che l'hanno conosciuto come il Prof. Fausto Chiesa, suo carissimo amico che lo ha curato fin dall'inizio della malattia e, in particolare, per suo fratello Roberto che con tanta cura e assiduo amore lo ha fraternamente sostenuto nella sofferenza e teneramente accompagnato alla meta finale: quella del premio eterno.
Dovrei scrivere molto altro, i ricordi sono tanti e le emozioni che suscitano non riesco e non posso esprimerle bene, le tengo nel cuore. Hanno lasciato nell’anima un profondo e vivo segno; un solco di bene nel grigiore di questo mondo che non si cancellerà mai. Un segno che non sa di nostalgia per la persona che ti manca, ma che ti procura una lieta emozione, perché bella era la sua anima. Le foto che ho di lui rievocano quel senso di bellezza: la bellezza della persona che era, ed è, e che ora, finalmente libero da ogni umana concupiscenza, è in felicissima contemplazione dell’Amore che ci sovrasta


Cesare



Da Sandro di Nomadelfia:
Caro Bruno,
ieri ti abbiamo accompagnato nell'ultimo viaggio. Dì solito non mi piace esprimere
pubblicamente i miei pensieri, ma questa volta farò un'eccezione, perché non voglio
che passi sotto silenzio il valore di una persona come tè.
Eri venuto a Nomadelfia attratto dal discorso che don Zeno aveva fatto in una serata a
Caorle nel 1972. Don Zeno aveva parlate di giustizia sociale. Aveva spiegato che non era
giusto che un ingegnere guadagnasse più di un operaio. Provasse l'ingegnere a mettere il suo
disegno sul fiume per vedere se i camion avrebbero potuto passarci sopra.
Se allora era necessario il lavoro dei muratori e dei carpentieri per costruire il ponte,
come era necessario il disegno dell'ingegnere, non si capiva perché l'uno dovesse
guadagnare più dell'altro. Se sono insieme, sono fratelli e devono poter vivere tutti.
Questo discorso ti aveva affascinato ed eri venuto a Nomadelfia per verificare se i
Nomadelfi facevano quello che dicevano, e se il Vangelo era veramente la legge della
loro vita. E ti sei fermato.
Da quel giorno sei passato in mezzo a noi facendo bene ogni cosa, qualunque incarico
ti abbiano assegnato: dall'assistenza dei malati alla stalla, dall'organizzazione delle
"Serate" alla manutenzione degli impianti elettrici, dalla cura delle api alla falegnameria.
Sei stato capogruppo per diversi anni, membro del consiglio degli anziani, consigliere
dell'economo, e ovunque ti abbiano messo hai svolto con impegno, competenza e
responsabilità la tua mansione.
A volte non eri d'accordo, esprimevi con pacatezza il tuo punto di vista, senza
assolutizzare la tua posizione. Non c'era mai astio o aggressività nelle tue parole e mai
rompevi la comunione. Era impossibile non volerti bene!
Che bella figura sei stato. Di uomo, di credente, di Nomadelfo.
Umile, laborioso, essenziale, positivo, amabile, autoironico, saggio, ricco di una fede
sostanziosa, senza fronzoli, ubbidiente a Nomadelfia sinceramente e profondamente.
Eri celibe per "selezione", come diceva scherzando don Zeno.
C'è stato un momento in cui ti eri fidanzato, ma poi la cosa è sfumata.
E tu hai accettato la tua condizione senza ritorni di fiamma e nostalgie, affettivamente
maturo, casto, libero e generoso. E hai esercitato la tua paternità in solido sui figli di
Nomadelfia, su tutti i figli, con lo sguardo universale di chi vuole amare non secondo il
sangue e l'istinto, ma secondo il cuore di Dio.
Era interessante anche il tuo modo di esercitare l'autorità. Accompagnavi, facevi
crescere, rendevi capace di sviluppo, facevi aumentare l'amore e la devozione per la
vita. Anche se non facevi sconti per risultare popolare e ben voluto. Amavi la verità e
sapevi sostenere in solitudine posizioni scomode.
Avevi un'attenzione particolare nei confronti degli ultimi, dei carcerati, dei disabili, dei
malati, alcuni dei quali hai assistito con dedizione e amorevolezza.
Ma un uomo mostra quello che è soprattutto nella sofferenza. E tu sei stato grande
nella malattia, con la quale hai convissuto per anni. a volte scherzandoci su,
completamente abbandonato a Dio.
Hai camminato accanto al tuo male, unendo la tua sofferenza a quella di Cristo e
offrendola per i fratelli. Semplice, buono, paziente, sorridente fino all'ultimo giorno.
Ma cosa si può chiedere di più a un uomo?
Spesso ci lamentiamo della tristezza dei nostri tempi e non sappiamo vedere i santi
che vivono vicino a noi.
Noi ringraziamo il Signore per il dono della tua vita e per la tua testimonianza.
Aiutaci ora dal Cielo, ove ti avranno accolto i santi e gli angeli in festa, ad essere alter
Christus come hai cercato di essere tu.                                        Nomadelfia. 1.02.2012



Sandro di Nomadelfia


barbadoroce@alice.it




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