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Il tabù di Darwin

Da tempo assistiamo allo scontro tra coloro che credono nella teoria darwiniana dell’evoluzionismo e i sostenitori del creazionismo. I primi, secondo le ricerche del naturalista Charles Darwin, vogliono dimostrare che le condizioni ambientali favoriscono cambiamenti significativi a fini selettivi degli esseri animali, uomo compreso, per meglio adattarsi all’ambiente in cui vivono. Teoria che, nel sostenere l’origine dell’uomo derivante dall’evolversi da forme di vita più semplici, smentisce la tradizionale idea biblica della creazione dell’uomo; dell’intelligente progenitore Adamo creato e voluto da Dio a Sua somiglianza, in un preciso momento della vita sul pianeta terra.

I creazionisti, nell’ interpretare in senso esclusivamente letterale la Bibbia, rifiutano di credere che le origini umane derivino, per evoluzione, da esseri meno nobili e più semplici, non intelligenti; dagli animali. Questi ultimi, i creazionisti, rischiano di cader vittime delle parole, usate a sostegno della loro tesi, utilizzate dall’autore della Genesi per semplificare un’idea: un’idea di creazione. L’autore del testo biblico, a noi pervenuto e che conosciamo, ha voluto comunicarci in forma semplice e recepibile, quasi simbolica in riferimento alla cultura e ai i mezzi comunicativi vocali dell’epoca sua, ancor prima della scrittura, un atto creativo che mente umana non può immaginare.

Tale disputa non apporterà nulla di nuovo alla sostanza o “coscienza” che noi abbiamo del nostro esistere. Può essere utile solo all’economia scientifica per indicarci la modalità di un atto creativo. E’ quindi, per me, irrilevante il prevalere dell’una o dell’altra teoria. Non è da escludere che la volontà creazionista di Dio potrebbe essersi realizzata avvalendosi di un processo evoluzionista! L’autore del testo biblico, anche se avesse avuto coscienza di ciò, non si sarebbe posto il problema in oggetto. Ben altro era il suo scopo.

D’altra parte gli evoluzionisti, grazie alla speculazione scientifica che ha permesso loro di formulare la teoria in cui credono, non possono confutare l’inconfutabile. Se l’uomo è il prodotto finale di un processo chimico–biologico tutt’ora in corso, durato centinaia di milioni di anni da materia vagante nello spazio, a seguito di un’immane esplosione energetica, gli stessi, dovrebbero, con maggior interesse, porsi il problema dell’origine “creativa” di questa ignota energia. L’ignoranza della scienza in questo campo è immensa! Il paradosso della conoscenza scientifica è che, man mano scopriamo le meravigliose capacità del nostro corpo e della natura, più ci rendiamo conto di quanto piccoli, insignificanti e precari esseri siamo in rapporto all’universo conosciuto, o che noi crediamo di conoscere.

In opposizione alla teoria evoluzionista di Charles Darwin, ed in forza alla sua stessa teoria, mi vien da pensare che l’essere uomo non sia più in grado d’acquisire maggiori capacità intellettive. Forse il volume della capacità cranica potrebbe aver raggiunto un suo limite. Nessun scienziato, ora, è in grado di dimostrarlo perché si potranno osservare significative variazioni solo dopo decine di migliaia di future generazioni! Se così fosse, l’essere uomo, potrebbe aver raggiunto l’apice del suo massimo sviluppo e si appresterebbe all’inizio discendente della sua parabola, in questo caso: involutiva o di estinzione!

Possiamo solo supporre che l'estinzione o l'affermarsi della specie uomo sul pianeta terra sarà determinata non tanto dalle risorse della sua intelligenza, derivante dal maggior volume della sua massa celebrale, come la morfologia evoluzionista presume, quanto dal libero arbitrio e dalla buona volontà della nostra coscienza d’uomini. Se così fosse, per gli evoluzionisti, imbarazzerà ammettere o riconoscere il loro Tabù; l’esistenza di un’anima, in quell'ominide derivante da una scimmia, che non è mai stata da Darwin, e dalla Scienza tutta, teoricamente considerata, tantomeno proposta!


barbadoroce@alice.it

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