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Paolo Flores d'Arcais

A proposito di fede e democrazia

Caro Prof. Paolo Flores d’Arcais, in questi tempi di liberalità c’è chi auspicherebbe una maggior permissività di leggi riguardanti la vita, la procreazione, le coppie omosessuali e il fine vita. In altre parole sarebbe come dire che: in considerazione del cambiamento del comune sentire nei gusti, nei costumi e nell’etica della società, e per la crescente impopolarità delle civili tradizioni, anche la Chiesa dovrebbe sentire il desiderio di rivedere e adeguarsi al cambiamento in atto!

La Chiesa, sull’aborto, sente il dovere di esprimere il suo dissenso alla legge di Stato in quanto considera “persona” la vita fin dal suo inizio nell’embrione umano, e difende questo principio considerandolo non negoziabile. Tuttavia, nel pieno rispetto delle democratiche regole dello Stato Italiano, lascia libera facoltà a chiunque di gratuitamente fruirne, e si astiene dal manifestare poco ortodosse forme di protesta contro questa legge. Non interferisce con il potere civile, senza tuttavia rinunciare all’opera moralizzatrice che le è propria. Ciò dimostra che la Chiesa non è fondamentalista, oscurantista, antagonista e chiusa al dialogo con i poteri dello Stato sovrano laico ma proporre, come lei auspicherebbe, un ripensamento a fini permissivi sulle cause sensibili formanti i valori della morale cattolica, in forza di un laicismo progressista prevalente che fa riferimento alla scienza, significherebbe un’indebita e alquanto inopportuna influenza sul valore cardine della religione cattolica: quello della fede, alieno al raziocinio positivista. Ciascuno dunque nei propri ruoli: il laicismo ateo nel perseguire conoscenza con la scienza, e la Chiesa nel perseguire speranza con la fede. E, nel rispetto delle proprie autonomie, pur parlando lingue diverse su percorsi paralleli non convergenti, fondamentale è il reciproco rispetto senza scendere a compromessi con le proprie finalità di conoscenza e speranza.

Quell’incontro che lei propone al Card. Angelo Scola lo considero inutile per ambo le parti. L’ingerenza di una delle parti nelle altrui finalità ha sempre portato danno. Il rispetto dei diversi ruoli è un positivo progresso per il comune equilibrio civile, quello del: “..date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio”.
Caro professore, mi deve spiegare come mai, se lei da un lato pur apprezzando le forme di testimonianza più concrete ed evidenti dell’opera della fede in ambito sociale; tra i poveri, i drogati e gli emarginati, per qual motivo vorrebbe escludere il contributo del cattolico pensiero nella sfera decisionale pubblica, da lei ritenuto pericoloso, la dove sostiene: “Io credo invece che nella sfera pubblica – dai dibattiti tv ai disegni di legge alle sentenze di tribunale - Dio non possa essere ammesso, perché ne andrebbe della democrazia stessa” (lettera su Repubblica del 28-2-2012), come dire: i cattolici mi fanno comodo nel disagio sociale dove lo Stato laico è carente, ma non mi vanno bene in sede legislativa in quanto; non potendo prescindere dalla loro fede, possono attentare alla laicità dello Stato!

Le sembra onesto? Insomma lei auspicherebbe; non più “libera Chiesa in libero Stato” ma “muta Chiesa in poco libero Stato”, come il comunismo, ottusamente ateo e intollerante, aveva già imposto in un recente passato alquanto nefasto.

barbadoroce@alice.it


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