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Patrizia Neri

A ricordo di mia moglie Patrizia Neri


 
La  nostra nascita è paragonabile alla discesa da un treno. Quello di Dio che passava per la stazione di Zima. La stazione di Zima è una canzone di Roberto Vecchioni sull’umano senso della vita e sull’immane senso di Dio e canta:

“c’è un solo vaso di gerani dove si ferma il treno,
e un unico lampione che si spegne se lo guardi,
e il più delle volte non c’è ad aspettarti nessuno,
perché è sempre troppo presto o troppo tardi”
..…”qualche volta c’è il sole: e allora usciamo tutti a guardarlo,
e a tutti viene in mente che cantiamo la stessa canzone con altre parole,
e che ci facciamo male perché non ci capiamo niente.
Abbiamo la consistenza lieve delle foglie:
ma ci teniamo la notte, per mano, stretti fino all’abbandono,
per non morire da soli quando il vento ci coglie:
perché vedi, l’importante non è che tu ci sia o non ci sia:
l’importante è la mia vita finchè sarà la mia:
con te, Signore è tutto così grande,
così spaventosamente grande, che non è mio, non fa per me
guardami io so amare soltanto come un uomo:
guardami, a malapena ti sento, e tu sai dove sono.
ti aspetto qui, Signore, quando ti va,
alla stazione di Zima."


L’ignoto viaggiatore che aspetta quel treno che non sa quando arriverà sono io, o sei tu, è ognuno di noi che attende la certezza di un mondo migliore, di gioia e felicità.

Per Patrizia quel treno che porta allo “spaventosamente grande” è anticipatamente arrivato.

In grazia, armonia e pace ella vive meglio ed è tra noi. Questa è la nostra cristiana fede.

                                         Patrizia Neri
                                24-2-1955      21-2-2013
Cimitero di Saronno nel loculo 95 corpo G della campata B.                      

Grazie, o Signore, per averla conosciuta in questa “nostra stazione di Zima”



p.s. Succedono fatti nella vita che nella loro singolare gravità ti trovano impreparato. E ti chiedi per quale fatalità, per quale oscura volontà, cui non puoi mediare con nessun mezzo, tu debba essere destinato a viverla fino in fondo. Mi riferisco alla malattia di mia moglie Patrizia.
Un evento non tanto raro ma di difficile e incerta evoluzione, gestione e controllo che i medici hanno razionalmente dato o non dato con la scienza, e quanto di meglio gli amici e i parenti di Patrizia, irrazionalmente, con l’amore, l’affetto e la fede hanno partecipato; la dove un sorriso, una carezza e una preghiera tolgono l’angoscia, danno coraggio, sostegno e voglia di vivere; corroborando quanto una medicina. Potenzialità diverse il razionale e l’irrazionale, la scienza e la fede, in qualità e sostanza che, indirizzate a fin di bene, eleverebbero l’uomo a livelli di grandezza insperati, riconducendolo allo stato cui originariamente era da Dio destinato; di vivere in un luogo dove non esiste il dolore e il pianto ma solo bellezza, armonia e pace: quello che noi cristiani desideriamo ma che, appesantiti da superbia, indegnamente invochiamo e non testimoniamo; là nel Padre Nostro quando recitiamo: “… sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra!”

In quei tre mesi di sofferenza a Patrizia sono stati dati tutti i conforti religiosi che potevamo darle, e che lei avrebbe voluto: l’Estrema Unzione, le benedizioni particolari, i rosari, le Messe e il Viatico.
“Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”. Invano, con la forza della fede è stato chiesto e bussato ma nessun segno di sollievo, di speranza e di conforto le è stato dato, tranne quello di un indescrivibile sacrificio. Vacilla, a volte, la fede al pensiero che possa esistere un’altra realtà che sia in grado di compensare il tremendo dolore fisico e spirituale che l’innocente Patrizia ha immeritatamente, e per lunghissimo tempo, espiato.
Tuttavia penso che le preghiere per Patrizia, giustamente dettate dall’amorevole desiderio d’averla tra noi, non sono state vane. Contrariamente alla nostra volontà e all'umano e vivo dolore di oggi, Dio ha voluto che andassero oltre. Il Signore che è Sapienza Amore e insondabile Misericordia, per un sommo bene incomprensibile all’umano lume, ha preferito, Lui che è anche Perfetta Giustizia; quindi nell’assoluto rispetto del nostro libero arbitrio cui tutti nel bene o nel male dovremo rendergliene conto, prenderla tra le Sue braccia e circondarla con tre angioletti, i suoi figli mai nati, per darle anticipatamente quell’amore, felicità e pace che in terra non ha avuto.

Solo un segno mi è stato dato. Patrizia, allora reduce da un pellegrinaggio a Medjugorje, consegnò a sua sorella un’immaginetta della Madonna e lei, come la prese tra le mani disse: " ma che bella questa Madonna ! ", e immediatamente sentì un intenso profumo di violette tanto che il cognato, dall’altra stanza ed ignaro della visita di Patrizia, esclamò: “ma che cosa è questo profumo di violette? ”.
In quell'occasione Patrizia non lo sentiva, ma la sorella e il cognato si!
Penso che lei, Patrizia, non poteva sentirlo quel profumo perché ne era satura; lei era una violetta! Inconsapevole veicolo di Grazia, Provvidenza ed Espiazione!

L’unico pensiero che mi sostiene per non disperare, è in quell’intenso profumo di violette che lei, come per dileggio, non poteva sentire.

Per questo motivo ho chiesto all’Immacolata Concezione: “Maria, per il dolore che Patrizia ha patito, rendila immensamente felice nella contemplazione di Cristo tuo figlio, di Dio Padre Onnipotente e dello Spirito Santo”.

Cesare, che ti è eternamente grato per aver potuto cogliere, conoscere e vivere con questo bellissimo e profumato fiore del Tuo prato.


barbadoroce@alice.it

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