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Il cuore di ognuno rimane legato alle esperienze di famiglia, gruppo, società e nazione e, in tale novero, più ci sentiamo utili e necessari, più ci sentiamo gratificati e appagati. Ma e’ sempre giusto essere e sentirsi di parte, sostenere una fazione, una squadra, un partito, una nazione o una cultura solo perché ci è simpatica, la conosciamo o ne facciamo parte? Sentimentalmente e istintivamente, si! Ma, a pensarci bene, per una più alta intelligenza, l’intelligenza della Verità, cui siamo chiamati a conoscere e a vivere, ciò potrebbe essere riduttivo.
Questa istintiva e passionale partecipazione limita l’esplorazione dell’intelligenza perché sarà da noi impegnata nell’indirizzare le risorse conoscitive, le sensibilità, le percezioni e il proprio senso critico, alla ricerca di ragioni avvaloranti la giustezza e la difesa di scelte già omologate dalla fazione cui, noi, originariamente ed umanamente ne facciamo parte. La ragione poi, appagata dalle giustificazioni trovate a sostegno dell'omologazione comunemente espressa, c’induce alla sicurezza e all’assenza del dubbio. In sostanza tendiamo ad operare una sopravvalutazione della nostra esperienza per far credere, in primo luogo a noi stessi e poi agli altri, che tutti i buoni motivi e le buone ragioni sono esclusive della nostra parte. Questo comporta una disonestà intellettiva e la chiusura mentale al confronto, superbia, pregiudizio e sottovalutazione delle altrui analisi e motivazioni, che potrebbero essere anche migliori delle nostre!
E’ ovvio quindi che, in tali condizioni, nell’aderire a qualsiasi umana espressione di gruppo, squadra, partito, nazione, ecc., creiamo in noi stessi una limitazione, o censura all’universale conoscenza.
In piena libertà e con intelligente individualismo, svincolato da sentimenti e simpatie indotte o promosse dal limitato ambiente sociale e culturale naturale d’origine, l’uomo ha il dovere di conoscere altre realtà per meglio conformarsi all’universale senso di giustizia, verità e libertà cui anela. Finanche, dopo aver acquisito più ricca coscienza del suo stato, saper proporre alternative al novero cui appartiene anche con proposte, o scelte di vita, impopolari, dolorose e controcorrente. “Disobbedire per il Vangelo è obbedire veramente!”, Don Mazzolari. Ciò non costituisce anarchia, ma è la primaria condizione per il superamento migliorativo della partecipazione, rispetto a quella condizionata da passionalità, opportunità e pigrizia mentale.
Queste ragionevoli considerazioni sono assai meglio espresse nell’insegnamento evangelico. San Paolo proprio su questo insiste e ci esorta: “Fratelli, tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù; perché, quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete pur rivestiti di Cristo. Non c’è dunque più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.”. (Gal 3,26-
Nonostante questa illuminante e rivoluzionaria verità risalente a duemila anni fa, di dirompente innovazione, l’uomo continua perseguire interessi e finalità limitative in partiti, nazionalismi, campanilismi, e in altre stupidaggini e banalità, prostituendo il lume del suo intelletto in cause cui, passionalmente e volontariamente, è partecipe. Ed è proprio in questa fertile “coltura delle passioni" che si spiega lo straordinario successo e il facile imporsi di sciagurate filosofie ed aberranti idee, che hanno causato le nefaste conseguenze all'umanità intera dello scorso secolo.