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Pensare in grande


Spero di non scandalizzare nessuno se io, in virtù del mio credo, contrariamente alla totalità degli italiani, in controcorrente e da traditore, provo fastidio nell’ascoltare l’inno nazionale, non parteggio per la nazionale di calcio e, a volte, mi vergogno di essere un limitato e tarato cittadino italiano. Ciò non costituisce anarchia, insensibilità o indifferenza ma è la primaria condizione per il superamento migliorativo della partecipazione, di quella fondata su regole e leggi umane condizionate dalla passionalità.

Il cuore di ognuno rimane legato alle esperienze partecipative di famiglia, gruppo, società e nazione e, in tale novero, più ci sentiamo utili e necessari, più ci sentiamo gratificati e appagati. Ma e’ sempre giusto essere e sentirsi di parte, sostenere una fazione, una squadra, un partito o una cultura solo perché ci è simpatica, la conosciamo o ne facciamo parte? Sentimentalmente e istintivamente, si. Ma, a pensarci bene, per una più alta intelligenza, l’intelligenza universale della verità, cui tutti gli uomini sono chiamati a vivere, questo, potrebbe essere riduttivo.

Quest’istintivo, ma non involontario, sentire limita la libera esplorazione dell’intelligenza perché sarà da noi impegnata nell’indirizzare tutte le risorse conoscitive, le sensibilità, le percezioni e il proprio senso critico, alla ricerca di ragioni avvaloranti la giustezza e la difesa di scelte già omologate dalla fazione cui, noi, sentimentalmente partecipiamo. La ragione poi, appagata dalle giustificazioni trovate a sostegno dell'omologazione espressa, c’induce alla sicurezza e all’assenza del dubbio. In sostanza tendiamo ad operare una sopravvalutazione della nostra esperienza per far credere, in primo luogo a noi stessi e poi agli altri, che tutti i buoni motivi e le buone ragioni sono esclusive della nostra parte, tutte le cattive dell’altra. Questa disonestà intellettiva comporta la fatale chiusura mentale al confronto, superbia e sottovalutazione delle altrui analisi e motivazioni che, a volte, potrebbero essere anche migliori delle nostre!

E’ ovvio quindi che, in tali condizioni, nell’aderire a qualsiasi umana espressione di gruppo, squadra, partito, nazione, ecc., volontariamente o no, creiamo in noi stessi una limitazione, o censura, all’universalità di conoscenza e di espressione cui ogni persona liberamente e naturalmente aspira.

In piena libertà e con intelligente individualismo, svincolato da sentimenti e simpatie indotte o promosse da un limitato ambiente sociale e culturale, l’uomo deve perseguire maggior sapienza per meglio conformarsi all’universale senso di giustizia e verità cui anela. Finanche, dopo aver acquisito più coscienza, saper proporre migliori alternative al novero cui appartiene anche con scelte impopolari, dolorose e controcorrente.

Queste ragionevoli considerazioni sono assai meglio, e più chiaramente, espresse dall’insegnamento evangelico. San Paolo proprio su questo insiste e ci esorta: “Fratelli, tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù; perché, quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete pur rivestiti di Cristo. Non c’è dunque più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.”. (Gal 3,26-29)

Nonostante questo illuminante e rivoluzionario insegnamento risalente a duemila anni fa, di dirompente innovazione, l’uomo continua perseguire interessi e finalità limitative di partiti, di nazionalità, di campanilismi, e di altre stupidaggini e banalità, prostituendo il lume del suo intelletto in cause favorenti interessi propri e di parte in cui è, passionalmente, partecipe. Ed è prorio in questa "fertile coltura" che si spiega lo straordinario successo e il facile imporsi di sciagurate filosofie ed aberranti idee, che hanno causato nefaste conseguenze all'umanità intera. Come le vergognose conquiste coloniali e le due guerre mondiali.
Disobbedire per il Vangelo è obbedire veramente!” . (Don Mazzolari)


Se tutti gli uomini avessero osato di pensare in grande, nel recepire la pienezza e la potenza di questo straordinario insegnamento, avrebbero potuto trasformare il pianeta terra in un Eden.
Ma così non è stato e continua a non esserlo.
















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