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Don Remo Bessero Belti è stata, ma lo è ancora, una persona a me molto cara. La sua conoscenza è stata fondamentale per dissipare riserve che avevo nel trovare, nella società nella quale viviamo, persone che concretamente avessero dato testimonianza della Carità intesa come massima espressione, ed esempio vissuto, di cristiano amore.
Ebbi modo di conoscerlo dopo un viaggio in Terra Santa quando io e un mio caro amico incontrammo una simpatica, bella e colta compagna di viaggio; Ernesta Dadomo “Lilly”, di una decina di anni più matura di noi, di nazionalità argentina laureata in filosofia e temporaneamente in Italia per lo studio su Rosmini. Tra noi nacque una solida amicizia e, dopo quel viaggio, andammo a trovarla presso il Centro Internazionale di Studi Rosminiani a Stresa. In quell’occasione conoscemmo Don Remo Bessero Belti e fu per me una meravigliosa scoperta. All’epoca era direttore del Centro Internazionale di Studi Rosminiani, già insegnante, scrittore e illuminato teologo.
Avevo, in varie occasioni, avuto modo di conoscere diversi preti ma mai nessuno che si facesse sentire “prossimo”, a mò di amico, fratello e padre, come Don Remo! Con lui, nonostante la grande differenza culturale che come abisso constatavo imperava tra la mia ignoranza e la sua sapienza, mi sentivo piacevolmente a mio agio. Era dotato di una straordinaria capacità che, nell’umilmente e simpaticamente porsi, conquistava l’amicizia di tutti. Ora queste due persone, Don Remo e Lilly, non sono più tra noi.
Dopo trent’anni e più dalla sua conoscenza, durante i quali ho avuto modo di ricevere molto in calore umano, sapienza e bene, e dopo averlo fortunatamente avuto come amministratore delle mie nozze con Patrizia, è mio desiderio far conoscere a più persone il bene che questo umile e sapiente uomo ha fatto per l’amore del suo prossimo.
Mi ha aiutato a “vedere più in la”, dando un senso, un’utilità, al mistero del dolore e della morte. Oltre i suoi lavori sul Rosmini e Clemente Rebora, nei suoi scritti ho avuto modo di apprezzare la capacità espressiva nel comunicare efficacemente, e con facilità di linguaggio, la finalità ultima o il “cuore” del messaggio evangelico che si può sintetizzare in una sola parola: Carità.
Stare con lui la si sperimentava, la si sentiva viva e operante! Negli ultimi anni, e nonostante il venir meno della sua salute, per sua intelligente ed illuminata iniziativa confortava i congiunti colpiti da gravi tragedie familiari, quali la perdita di figli in incidenti stradali. Scriveva, o telefonava personalmente, dando conforto alla disperazione di molti, aprendo un barlume di luce nell’abisso del loro dolore nell’intenderlo non vano, o scandalosamente inutile come ragionevolmente si ritiene, ma che assume, a purificazione delle nostre e altrui colpe, per un piano della divina Provvidenza a noi misteriosa, un significativo e importante valore finalizzato alla compartecipazione a quell’infinito amore, e dolore, della passione di Cristo.
Desidero esprimere la speranza che persone operanti nella Chiesa e nella mondo della cultura cattolica, che hanno avuto il privilegio di conoscerlo meglio di me, possano impegnarsi per riconoscere e divulgare pubblicamente le sue virtù e la sua santità.
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p.s. Don Remo Bessero Belti è tornato alla casa del Padre il 7 settembre 2004 e riposa, come desiderava, nel cimitero di Migiandone, dove era nato. Grandi persone lasciano grandi vuoti perchè hanno dato molto, ed è in questo "vuoto" che percepiamo la loro grandezza d'amore. Come quella di Cristo.