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Sulla morte


(Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta)

Gesù inizia a parlare. E prende lo spunto dal passare di un corteo piangente dietro una lettiga, dove è uno che si è ammalato a Gerusalemme e, spacciato dai medici, viene portato di fretta a casa per morirvi. Tutti ne parlano perché è ricco e giovane ancora. E molti dicono: «Però deve essere un gran dolore morire quando si ha tanta dovizia e così pochi anni!» E c'è chi dice - forse sono persone che già credono in Gesù - : «Gli sta bene! Non sa avere fede. I discepoli sono andati a dire ai parenti : “Là è il Salvatore. Se avrete fede e chiederete, il malato guarirà”. Ma, lui per il primo, hanno ricusato di venire dal Rabbi.» Le critiche succedono alle commiserazioni. E Gesù di tutto questo si serve per iniziare a parlare. .
«La pace a voi tutti! Certo il morire spiace ai ricchi e giovani che sono soltanto ricchi e giovani di denaro e di anni. Ma a quelli che sono ricchi di virtù e giovani per purezza di costumi non duole il morire. Il vero sapiènte, dall'uso della ragione in poi, si regola in modo da rendersi placido il morire. La vita è la preparazione della morte come la morte è la preparazione alla più grande Vita, II vero sapiente, da quando comprende la verità del vivere e del morire, del morire per risorgere, si studia in tutti i modi di spogliarsi di tutto quanto è inutile e di arricchirsi di tutto ciò che è utile, ossia le virtù e gli atti buoni per avere un corredo di beni davanti a Colui che a Sé lo richiama per giudicarlo, per premiarlo, o per castigarlo con giustizia perfetta. Il vero sapiente conduce una vita che lo fa adulto più di un vegliardo in saggezza, e giovane più di un adolescente, perché vivendo con virtù e giustizia conserva al cuore una freschezza di sentimenti che talora neppure i giovanetti hanno. Come allora è dolce morire! Reclinare il capo stanco sul seno del Padre, raccogliersi nel suo abbraccio, dire fra le nebbie della vita che fugge : "Ti amo, spero in Tè, in Tè credo", dirlo per l'ultima volta sulla Terra per poi dirlo, il giubilante "Ti amo!", per tutta l'eternità fra i fulgori del Paradiso.
Duro pensiero la morte? No. Giusto decreto per tutti i mortali, non è gravoso di affanno altro che per coloro che non credono e sono carichi di colpe. Inutilmente l'uomo, per spiegare gli affanni scomposti di uno che muore e che nel suo vivere non fu buono, dice: "E' perché non vorrebbe morire ancora, perché non ha compito alcun bene, o poco bene ha fatto, e vorrebbe vivere ancora per riparare". Invano dice : " Se fosse vissuto di più avrebbe potuto avere premio più grande perché avrebbe fatto di più ". L'anima sa, almeno confusamente, quanto tempo le è dato. Un nulla di tempo rispetto all'eternità. E l'anima sprona l'io tutto ad agire. Ma, povera anima! Come spesse volte è soverchiata, calpestata, imbavagliata per non sentire le sue parole! Questo succede nei mancanti di buona volontà. Mentre negli uomini giusti fin dalla fanciullezza è ascolto dell'anima, ubbidienza ai suoi consigli, è operosità continua; e giovane d'anni ma ricco di meriti muore il santo, talora ancor nell'aurora della vita; nè, per cento o mille anni aggiunti, potrebbe esser più santo di quanto lo è già, perché l'amore di Dio e di prossimo, praticati in tutte le forme e con tutta generosità, lo fanno perfetto. In Cielo non si guarda a quanti anni si è vissuti ma a come si è vissuti.
Si fa il lutto sopra i cadaveri. Si piange su essi. Ma il cadavere non piange. Si trema di dover morire. Ma non ci si cura di vivere in modo da non tremare nell'ora della morte. E perché non si piange e si fa lutto sui cadaveri viventi, i più veri cadaveri, quelli che come in un sepolcro portano nel corpo un'anima morta? E perché quelli che piangono pensando che deve morire la loro carne, non piangono sul cadavere che hanno dentro? Quanti cadaveri Io vedo, e che ridono e scherzano e non piangono su se stessi! Quanti padri, madri, sposi; fratelli, figli, amici, sacerdoti, maestri, Io vedo che piangono stoltamente per un figlio, uno sposo, un fratello, un genitore, un amico, un fedele, un discepolo, morti in palese amicizia con Dio, dopo una vita che è una ghirlanda di perfezioni, e che non piangono sui cadaveri delle anime di un figlio, sposo, fratello, padre, amico, fedele, discepolo, che morto è per il vizio, per il peccato, e morto in eterno, per sempre perduto se non si ravvede! Perché non cercare di risorgerli? Questo è amore, sapete? E' il più grande amore. Oh! stolte lacrime su una polvere tornata tale! Idolatria degli affetti! Ipocrisia degli affetti! Piangete, ma sulle anime morte dei vostri più cari. Cercate di portarli alla Vita. E parlo specialmente a voi, donne che tanto potete su coloro che amate.
Ora insieme guardiamo ciò che la Sapienza indica come cagione di morte e di vergogna.
Non insultate Dio facendo mal uso della vita che vi ha data, sporcandola con male azioni che disonorano l'uomo. Non insultate i genitori con una condotta che getta fango sui loro capelli bianchi e triboli di fuoco sui loro ultimi giorni. Non insolentite chi vi benefica per non essere maledetti per l'amore che calpestate. Non insolentite chi governa, perché non è con la ribellione ai governanti che si fanno grandi e libere le nazioni, ma è con la condotta santa dei cittadini che si ottiene l'aiuto del Signore, il quale può toccare il cuore dei governanti o toglierli dal luogo o anche dalla vita, come più volte insegna la nostra storia d'Israele, quando passano la misura e specie quando il popolo, santificandosi, merita perdono da Dio che perciò leva lo strumento oppressore dal collo dei puniti. Non insolentite la sposa col farle affronto di adulteri amori, e non insolentite l'innocenza dei figli con cognizioni di illeciti amori. Siate santi davanti a quelli che in voi vedono, per affetto e per dovere, colui che deve essere l'esempio della loro vita. Non potete scindere la santità verso il prossimo più prossimo da quella verso Dio, perché una germina l'altra come i due amori: di Dio e di prossimo; si germinano l'uno dall'altro.
Siate giusti presso gli amici. L'amicizia è una parentela dell'anima. E' detto: "Quanto è bello per gli amici procedere insieme ". Ma è bello se si procede su un cammino di bene. Guai a colui che corrompe e tradisce l'amicizia col fare di essa un egoismo, o un tradimento, o un vizio, o un'ingiustizia. Troppi sono coloro che dicono : “Ti amo” per sapere le cose dell'amico e sfruttarle a loro prò! Troppi quelli che usurpano i diritti dell'amico!
Siate onesti presso i giudici. Tutti i giudici. Da quello altissimo che è Dio e che non si truffa ne inganna con pratiche ipocrite, a quello intimo che è la coscienza, a quelli amorosi e sofferenti, e attenti nel loro amore vigile, che sono gli occhi dei famigliari, a quello severo dei giudici del popolo. Non mentite invocando Dio per dare forza alla menzogna.
Siate onesti nel vendere e nel comperare. Mentre vendete e la concupiscenza vi dice: "Ruba per avere più guadagno", mentre la coscienza vi dice: "Sii onesto perché ti dorresti di essere derubato”, ascoltate quest'ultima voce ricordando che non va fatto agli altri ciò che non vorremmo fatto a noi stessi. Il denaro che vi viene dato a cambio di merce è sovente bagnato di sudore e di pianto del povero Costa fatica. Voi non sapete quanto dolore esso costa, quanti dolori sono dietro quella moneta che a voi venditori pare sempre troppo poca per ciò che date. Creature malate bambini senza padre, vecchi con scarsa pecunia... Oh' dolore santo, e santa dignità del povero che il ricco non comprende, acché sei non meditata? Perché c'è onestà nel vendere al forte, al potente per paura delle sue rappresaglie, mentre si abusa dell'indifeso, dell’ignoto fratello? Ciò è delitto più contro l'amore che verso l'onestà stessa. E Dio lo maledice perché la lacrima spremuta al povero, che non ha che il pianto per reazione contro al sopruso, per il Signore ha la stessa voce del sangue strappato alle vene di un uomo da un omicida, da un Caino del proprio simile.
Siate onesti negli sguardi così come nella parola e nelle azioni. Uno sguardo, dato a chi non merita o negato a chi lo merita, è pari a laccio e a pugnale. Lo sguardo che si allaccia con la pupilla sfrontata della meretrice, e le dice : « Sei bella! ", e risponde al suo sguardo d'invito col suo di adesione, è peggio del nodo scorsoio per l'impiccato. Lo sguardo negato al parente povero o all'amico caduto in miseria, è simile ad un pugnale piantato nel cuore di questi infelici. E così lo sguardo di odio o quello di sprezzo dati al nemico o al mendico. Il nemico va perdonato e amato almeno con lo spirito, se la carne si rifiuta di amarlo. Il perdono è amore dello spirito. Il non vendicarsi è amore dello spirito. Il mendico va amato perché nessuno lo conforta. Non basta gettare un obolo e passare sprezzanti. L'obolo serve per la carne affamata, nuda, senza asilo. Ma la pietà che sorride nel dare, che si interessa del pianto dell'infelice, è pane del cuore.
Amate, amate, amate.
Siate onesti nelle decime e nelle consuetudini, onesti nell'interno delle case non abusando del servo oltre misura e non attentando alla serva che dorme sotto il vostro tetto. Se anche il mondo ignora il furto commesso nel segreto della casa, furto alla moglie ignara e alla serva che disonorate, Dio sa il vostro peccato.
Siate onesti nella lingua. E onesti nell'educare i figli e le figlio. E' detto: “ Fa ciò perché la figlia non ti renda zimbello della città ". Io dico: "Fate ciò perché lo spirito di vostra figlia non muoia”.
Ed ora andate. Io pure vado dopo avervi dato un viatico di sapienza. Il Signore sia con quelli che si sforzano ad amarlo. »

Brani estratti dall’opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato“ di Maria Valtorta con il permesso dell’editore Centro Editoriale Valtortiano srl, Isola del Liri (FR), www.mariavaltorta.com al quale appartengono i diritti sulle opere di Maria Valtort




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